“L’architettura è cultura e bene comune”

Il successo di partecipazione e messaggio della maratona “architettiperilfuturo”, prima tappa di un percorso partecipativo pensato dal CNAPPC

25 Maggio 2020

Quasi 13.000 utenti, oltre 150 guest speaker e oltre 170 interventi esterni. Questi i numeri di “L’architettura è cultura e bene comune”, la maratona digitale promossa dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) organizzata dalle ore 10 di sabato 23 maggio alle 10 di domenica 24, sulla piattaforma “architettiperilfuturo”. Una piattaforma aperta a tutti, inclusiva, che nasce dall’idea del CNAPPC di aprire al contributo di tutti un percorso di riflessione e costruzione del futuro in cui il ruolo degli architetti sia centrale. E’ stato un evento innovativo e inclusivo, che ha tenuto insieme le voci dei giovani, dei collettivi di architettura delle moltissime donne intervenute, dei grandi nomi dell’architettura italiana insieme con i maestri, gli esperti e le voci della politica, dei territori, delle associazioni.

“E’ la prima volta che abbiamo uno spazio così ampio di dialogo e confronto” è stato uno dei commenti della chat che ha accompagnato lo snodarsi del dialogo lungo le ore. Il Presidente del CNAPPC Giuseppe Cappochin e i membri del Comitato Scientifico Mario Cucinella (Founder Mario Cucinella Architects, Presidente del Comitato Scientifico); Enrico Giovannini (portavoce di Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile); Antonio Navarra (presidente del Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici Cmcc); Federico Parolotto (co-founder di MIC Mobility In Chain); Ferruccio Resta (rettore del Politecnico di Milano) hanno promosso insieme alle protagoniste e ai protagonisti del mondo dell’architettura e delle istituzioni questo confronto, consapevoli della necessità di una elaborazione collettiva sull’architettura e il ruolo degli architetti.

5 grandi temi approfonditi in 22 ore di confronto ininterrotto: Sfide globali, driver progettuali; l’Italia, una rete di Resilient Cities; Abitare sostenibile; rigenerazione urbana/territoriale, fra spazio pubblico e servizi di prossimità; Riattivare i processi attraverso nuovi modelli virtuosi.
Unanime la voce dei partecipanti: la crisi può e deve essere trasformata in opportunità, un acceleratore del cambiamento; un’occasione per ripensare le città in chiave policentrica e diffusa, diminuendone la densificazione, rendendo più forti i territori e le aree interne; ripensare lo spazio in relazione uomo/natura; la socialità; la mobilità e i sistemi di spostamento; i servizi, ponendo al centro delle nuova visione la sostenibilità; ma è anche occasione per ripensare processi semplificandoli e velocizzandoli, per modificare l’attuale obsoleto e anacronistico quadro normativo che regola il governo del territorio e l’attuale apparato amministrativo, per rendere – come ora non sono – i concorsi accessibili a tutti e chiari nei contenuti e nei termini, per superare i nuovi strumenti e crearne di efficaci nell’oggi; e ancora una leva per rendere prioritaria una pianificazione urbana con la creazione di un’agenda politica nazionale
per le città – ora inesistente – per non agire solo sull’emergenza. In questo cambio di rotta, protagonisti devono necessariamente essere l’architettura – in quanto bene comune – e l’architetto, con il loro valore culturale e sociale e la loro capacità di progettare il futuro.


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