Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bari

Professioni in campo per la Rinascita dell’Italia

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Dalle professioni italiane un contributo per la Rinascita dell’Italia: idee e proposte che, se accolte, potrebbero essere determinanti per la ripresa economica. Gli Ordini e i Collegi, infatti, attraverso i 2,3 milioni di iscritti, rappresentano una vera e propria banca del sapere in grado di intervenire su ogni settore per contribuirne al suo rilancio. Dalle infrastrutture alla pubblica amministrazione. Dalla giustizia alla salute. L’azione sussidiaria delle categorie può contribuire a dare una mano al Paese, duramente colpito dalla recente emergenza sanitaria. Una sola richiesta: non essere trattati come soggetti privilegiati ai quali non servono tutele. I 500 mila professionisti che hanno richiesto il bonus da 600 euro quale reddito di ultima istanza sono la dimostrazione di quanto il comparto del lavoro intellettuale sia stato – al pari di altri – colpito dal lockdown. L’esclusione dai contributi a fondo perduto, in questo senso, oltre a rappresentare una discriminazione rispetto ad altri comparti economici rischia di far chiudere moltissimi studi professionali in difficoltà. É questo il senso del Manifesto delle professioni italiane, consegnato oggi a Villa Pamphilj al Premier Giuseppe Conte durante gli Stati Generali dell’Economia da Marina Calderone, presidente del Comitato Unitario delle Professioni, e Armando Zambrano, coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche. “Contribuiamo alla creazione del 14% del Prodotto interno lordo”, spiegano Calderone e Zambrano, “e lavoriamo perché il Paese possa rialzarsi prima possibile. La crisi sanitaria è diventata in breve tempo anche economica, ma non deve diventare sistemica. Con questo obiettivo chiediamo di valutare le nostre proposte a costo zero prima di elaborare un nuovo progetto per il Paese. Quale prima interfaccia della pubblica amministrazione, negli anni abbiamo sempre contribuito alla sua informatizzazione e crediamo che questa sia una strada da percorrere insieme dando alle aziende e ai professionisti maggiori opportunità di investimento per la modernizzazione complessiva dell’Italia”.

Le rappresentanze istituzionali delle professioni sono convinte che la crisi in atto, determinata in modo pressoché imprevedibile dall’emergenza legata al virus Covid-19, possa essere, pur nella sua drammaticità, l’occasione per una ridefinizione delle priorità di sviluppo del Paese e per delineare un quadro composito di interventi. Questi ultimi, rappresentativi dell’effettiva complessa e articolata composizione del tessuto produttivo nazionale, in cui operatori con competenze e dimensioni molto diverse sono in realtà tra loro connessi. Pertanto, ribadiscono Cup e Rpt “un piano di rilancio non può essere costruito guardando solo ad alcuni settori di punta dell’Italia, ma richiede una visione più ampia della realtà che comprenda anche il settore del lavoro intellettuale”. Un’opera di ricucitura e di messa a sistema di interventi anche molto diversi, attivati da categorie diversificate di operatori economici.

In questa prospettiva, Cup e Rpt mettono a disposizione del Governo un pacchetto di proposte che può essere riassunto per macro aree:

– semplificazione normativa, con particolare riguardo per le norme sugli appalti pubblici;

– applicazione del principio di sussidiarietà come strumento di semplificazione ed efficientamento delle attività della Pubblica Amministrazione;

– rilancio degli investimenti in opere infrastrutturali e per la messa in sicurezza del territorio;

– mitigazione del peso fiscale su professionisti e imprese;

– potenziamento del sistema di aggiornamento delle competenze professionali in ambito ordinistico;

– completamento del processo di riforma del sistema ordinistico e migliore applicazione delle norme a tutela della dignità professionale.

In allegato: Il manifesto delle professioni


Decreto scuola : No degli Architetti al massimo ribasso per interventi sull’edilizia

In Architettura,CNAPPC,Comunicati Stampa il

Un atto di grave immaturità politica e di totale inconsapevolezza delle esigenze del Paese e delle modalità con cui affrontarle”.

Così il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori (CNAPPC) sul Decreto scuola, per interventi sull’edilizia scolastica, che conferisce poteri speciali ai sindaci per accelerare l’esecuzione dei relativi lavori. Fino al 31 dicembre 2020 i sindaci e i presidenti delle province e delle città metropolitane potranno infatti operare con poteri commissariali per garantire l’avvio del prossimo anno scolastico.

Dall’analisi del testo ed in particolare dell’art. 7 ter – misure urgenti per interventi di riqualificazione di edilizia scolastica – emerge la totale assenza di una visione strategica finalizzata a revisionare l’impianto architettonico della scuola.

C’è anche di peggio. Vengono ignorate anche quelle norme già esistenti che tracciavano indirizzi di azione condivisibili come l’art. 1 della legge 23/1996 “Norme per l’edilizia scolastica” e il D.M. dell’11 aprile 2013 che aveva varato le nuove linee guida MIUR per l’edilizia per “garantire edifici scolastici sicuri, sostenibili, accoglienti e adeguati alle più recenti concezioni della didattica grazie alla progressiva diffusione delle ICT nella pratica educativa”.

Lo sguardo sulla scuola che emerge dal Decreto è invece rivelatore di una pericolosa logica emergenziale, priva di attenzione alla qualità, i cui effetti devastanti rischiano di accompagnare l’esperienza scolastica nel nostro Paese per i prossimi decenni. La scuola è una comunità educativa, ma è anche un capitale spaziale, parte integrante e sostanziale del proprio contesto urbano; conseguentemente non è pensabile affrontare il tema scuola senza occuparsi del progetto della mobilità, degli spazi pubblici, del quartiere e comunque di tutti gli spazi connessi con la scuola, mettendo le persone e le famiglie al centro del progetto. Non è certo segno di maturità politica affrontare il tema scuola post Covid solo attraverso gli strumenti dell’emergenza.

“Il progetto scuola è un tema complesso e multidisciplinare che investe tutto il territorio italiano – sottolinea il presidente Giuseppe Cappochin – che non può essere affrontato con una fretta priva di visione e, ancora peggio, vittima della miopia che porta al “massimo ribasso”. Agire con velocità ed efficacia non significa abbandonare ogni strategia o prospettiva. Semplificare le procedure non significa operare in deroga alle leggi dello Stato attribuendo poteri straordinari a Commissari. Se il Codice appalti non funziona va modificato non bypassato”.

“Non possiamo ancora una volta accettare scorciatoie in assenza di qualità – continua Cappochin – ribadiamo con forza che la costruzione di un futuro sostenibile e proiettato al miglioramento della vita delle persone passa solo attraverso l’idea della qualità dell’architettura. C’è necessità di restituire centralità al “progetto” nei processi di trasformazione del territorio”.

Per farlo il CNAPPC chiede di puntare su strumenti realmente innovativi, come i concorsi di progettazione a due gradi che, viaggiando veloci sulle piattaforme informatiche, garantiscono la qualità del progetto, riducendo contestualmente i tempi per la redazione del progetto esecutivo. Ne è testimonianza anche la recente esperienza del Concorso di progettazione in due gradi della Val Polcevera, a Genova, devastata dal crollo del Ponte Morandi.

Il Consiglio Nazionale degli Architetti PPC, unitamente alla Rete delle Professioni Tecniche, ha presentato al Governo una serie di proposte di emendamento al Codice dei contratti, al fine di semplificare l’intero processo di esecuzione delle opere pubbliche, dalla programmazione al collaudo dei lavori.

Tra le tante modifiche proposte, riveste particolare rilevanza quella dell’ introduzione del comma 1 bis all’art. 24 del Codice, con il quale si stabilisce che, al fine di imprimere una accelerazione alla ripresa dei lavori, dopo il fermo determinato dalla pandemia COVID – 19, le stazioni appaltanti, fino al dicembre 2022, dovranno esternalizzare gli incarichi di progettazione, affidandoli a liberi professionisti.

Visione strategica, qualità del progetto e semplificazione: queste sono le vie proposte dagli Architetti al Governo. Non le deleterie scorciatoie che ripropongono pericolosamente le pratiche fallimentari del passato.

Ufficio Stampa CNAPPC


Dai professionisti 10 proposte per far ripartire il Paese

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Roma, 3 giugno 2020 – Ventitré ordini professionali italiani uniti per dire basta alle discriminazioni nei loro confronti e per ribadire al Governo il loro ruolo economico, sociale e sussidiario. É quanto avverrà domani, 4 giugno, in occasione degli Stati Generali delle Professioni italiane: la più grande manifestazione online di protesta e proposta, che verrà trasmessa in diretta streaming, dalle 10.30 alle 12.30, sul sito www.professionitaliane.it e sul canale Youtube Professioni italiane. I 2,3 milioni di professionisti chiederanno al decisore politico la pari dignità del lavoro in tutte le sue forme, il riconoscimento concreto dell’essenzialità delle attività esercitate dagli iscritti agli ordini e il rispetto del principio di equiparazione tra attività di impresa e libero professionale, già sancito a livello europeo e nazionale. L’obiettivo dell’evento è, infatti, quello di sollecitare l’Esecutivo ad approvare le proposte di modifica al decreto Rilancio presentate dagli ordini e che riguardano, in particolar modo, la possibilità di fruire del bonus di 600/1000 euro e dei contributi a fondo perduto, da cui sono stati esclusi; la semplificazione normativa; l’autonomia della Casse nel sostegno agli iscritti; l’alleggerimento degli oneri fiscali a loro carico e l’introduzione di uno scudo penale per la responsabilità penale di chi abbia posto in essere tutte le misure necessarie per contrastare e contenere la diffusione del Covid-19 nei luoghi di lavoro. La manifestazione sarà anche l’occasione per ascoltare il parere della classe politica e riaffermare l’alleanza tra le Professioni italiane che, con voce unitaria e forte, presenteranno il loro “Manifesto per la Rinascita dell’Italia”. Un documento per la ripartenza economica dei professionisti e di tutte le attività produttive, contenente 10 suggerimenti e sollecitazioni in campo sanitario, tecnico ed economico, tra cui il sostegno alle attività professionali, che non si sono mai fermate durante l’emergenza sanitaria, ma che oggi necessitano di aiuti ad hoc per sopravvivere.

  1. Garantire il diritto alla salute, alla prevenzione ed alla sicurezza delle cure

  2. Garantire la parità di accesso dei professionisti alle misure di incentivo al lavoro e di sostegno nella fase di emergenza

  3. Rafforzare le misure in materia di politiche di investimento, programmi industriali sostenibili e innovazione

  4. Realizzare un piano credibile di semplificazione normativa

  5. Garantire l’applicazione del principio di sussidiarietà

  6. Ridurre la pressione fiscale

  7. Avviare un Green New Deal per progettare opere innovative e sostenibili e promuovere un fondo per lo sviluppo professionale sostenibile

  8. Avviare un piano di catalogazione dei patrimoni ambientali e culturali del Paese, di riprogettazione e manutenzione, di investimento nella rigenerazione urbana e di mitigazione del rischio sismico e idrogeologico del territorio e delle opere

  9. Valorizzare e tutelare il patrimonio ambientale, artistico, paesaggistico e culturale per nuovi percorsi di crescita

  10. Garantire affidabilità e sicurezza nel settore ICT, delle informazioni e delle telecomunicazioni, accelerando un processo di digitalizzazione del Paese

Le idee contenute nel Manifesto sono frutto di quel bagaglio di valori, conoscenze e competenze che contraddistinguono da sempre i professionisti ordinistici italiani e che si esprimono nella loro attività quotidiana di tutela dello Stato. Per seguire la manifestazione www.professionitaliane.it.

(Ufficio Stampa CNAPPC)


“L’architettura è cultura e bene comune”

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Quasi 13.000 utenti, oltre 150 guest speaker e oltre 170 interventi esterni. Questi i numeri di “L’architettura è cultura e bene comune”, la maratona digitale promossa dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) organizzata dalle ore 10 di sabato 23 maggio alle 10 di domenica 24, sulla piattaforma “architettiperilfuturo”. Una piattaforma aperta a tutti, inclusiva, che nasce dall’idea del CNAPPC di aprire al contributo di tutti un percorso di riflessione e costruzione del futuro in cui il ruolo degli architetti sia centrale. E’ stato un evento innovativo e inclusivo, che ha tenuto insieme le voci dei giovani, dei collettivi di architettura delle moltissime donne intervenute, dei grandi nomi dell’architettura italiana insieme con i maestri, gli esperti e le voci della politica, dei territori, delle associazioni.

“E’ la prima volta che abbiamo uno spazio così ampio di dialogo e confronto” è stato uno dei commenti della chat che ha accompagnato lo snodarsi del dialogo lungo le ore. Il Presidente del CNAPPC Giuseppe Cappochin e i membri del Comitato Scientifico Mario Cucinella (Founder Mario Cucinella Architects, Presidente del Comitato Scientifico); Enrico Giovannini (portavoce di Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile); Antonio Navarra (presidente del Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici Cmcc); Federico Parolotto (co-founder di MIC Mobility In Chain); Ferruccio Resta (rettore del Politecnico di Milano) hanno promosso insieme alle protagoniste e ai protagonisti del mondo dell’architettura e delle istituzioni questo confronto, consapevoli della necessità di una elaborazione collettiva sull’architettura e il ruolo degli architetti.

5 grandi temi approfonditi in 22 ore di confronto ininterrotto: Sfide globali, driver progettuali; l’Italia, una rete di Resilient Cities; Abitare sostenibile; rigenerazione urbana/territoriale, fra spazio pubblico e servizi di prossimità; Riattivare i processi attraverso nuovi modelli virtuosi.
Unanime la voce dei partecipanti: la crisi può e deve essere trasformata in opportunità, un acceleratore del cambiamento; un’occasione per ripensare le città in chiave policentrica e diffusa, diminuendone la densificazione, rendendo più forti i territori e le aree interne; ripensare lo spazio in relazione uomo/natura; la socialità; la mobilità e i sistemi di spostamento; i servizi, ponendo al centro delle nuova visione la sostenibilità; ma è anche occasione per ripensare processi semplificandoli e velocizzandoli, per modificare l’attuale obsoleto e anacronistico quadro normativo che regola il governo del territorio e l’attuale apparato amministrativo, per rendere – come ora non sono – i concorsi accessibili a tutti e chiari nei contenuti e nei termini, per superare i nuovi strumenti e crearne di efficaci nell’oggi; e ancora una leva per rendere prioritaria una pianificazione urbana con la creazione di un’agenda politica nazionale
per le città – ora inesistente – per non agire solo sull’emergenza. In questo cambio di rotta, protagonisti devono necessariamente essere l’architettura – in quanto bene comune – e l’architetto, con il loro valore culturale e sociale e la loro capacità di progettare il futuro.


DL RILANCIO, PROFESSIONISTI: INACCETTABILE CONTINUA DISCRIMINAZIONE NEI NOSTRI CONFRONTI

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Roma, 19 maggio 2020 Gli Ordini e i Collegi ai quali sono iscritti oltre 2,3 milioni di professionisti denunciano con forza l’esclusione dalla norma che disciplina il contributo a fondo perduto a favore degli autonomi e delle imprese che nel mese di aprile 2020 abbiano registrato un calo superiore a un terzo del fatturato rispetto allo stesso mese del 2019. La novità emerge dall’ultima bozza del DL “Rilancio”, nella quale si specifica che tra i soggetti esclusi del beneficio rientrano ora anche “i professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n.509 e 10 febbraio 1996, n. 103”.

L’esclusione di tutti i professionisti ordinistici dall’accesso ai contributi a fondo perduto che emerge a sorpresa da una nuova bozza del Dl “Rilancio”

– lamentano le rappresentanze istituzionali dei professionisti – è una scelta inaccettabile, che dimostra una volta di più un atteggiamento sostanzialmente punitivo della politica nei confronti di un settore determinante per il sistema economico del nostro Paese che, esattamente come tutte le altre realtà del mondo del lavoro autonomo e dipendente, sta attraversando una fase di enorme difficoltà che necessita di un sostegno concreto da parte dello Stato. Avevamo – continuano – già denunciato la disparità di trattamento riservataci nel Dl “Cura Italia”. La modifica appena apportata al Dl “Rilancio” è una conferma della scarsa consapevolezza dei problemi di milioni di lavoratori. Ci batteremo per modificare questa norma e affinché ci sia un’equiparazione tra le misure per le imprese e quella per i professionisti. Gli Ordini e i Collegi professionali chiedono al Governo un intervento per sanare questa evidente disparità di trattamento.

Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro Consiglio Nazionale Ingegneri

Consiglio Nazionale Dottori Agronomi e Dottori Forestali Collegio Nazionale Agrotecnici ed Agrotecnici Laureati

Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori Consiglio Nazionale Assistenti Sociali

Consiglio Nazionale Attuari

Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili Consiglio Nazionale Forense

Consiglio Nazionale Geologi

Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati Consiglio Nazionale Giornalisti

Consiglio Nazionale del Notariato

Consiglio Nazionale Periti Agrari e Periti Agrari Laureati Consiglio Nazionale Periti Industriali e Periti Industriali Laureati Consiglio Nazionale Psicologi

Consiglio Nazionale Spedizionieri Doganali Consiglio Nazionale Tecnologi Alimentari

Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici Federazione Nazionale degli Ordini e delle Professioni Infermieristiche Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica

Federazione Nazionale degli Ordini dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione

Federazione Nazionale Ordine Veterinari Italiani

(COMUNICATO STAMPA)


Le indicazioni della Rete Professioni Tecniche su “Emergenza sanitaria e covid-19″”

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La Rete Professioni Tecniche ha diffuso, per il tramite dei Consigli Nazionali, presso i rispettivi Ordini e Collegi, il documento predisposto dal Gruppo di Lavoro “Sicurezza ed igiene industriale e prassi di riferimento per i RSPP” avente ad oggetto “Emergenza sanitaria Covid 19 – Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Lo scopo dell’elaborato è quello di fornire indicazioni a livello generale e nazionale per i professionisti che si occupano di sicurezza sul lavoro o che si trovano a dover applicare quanto previsto dalla normativa all’interno del proprio contesto lavorativo. Il documento non tiene conto di provvedimenti a livello regionale e/o locale che il professionista è comunque tenuto a rispettare.

Al fine di contenere la diffusione del virus Covid-19 all’interno delle attività svolte nel territorio nazionale, il ruolo del professionista che svolge funzioni di RSPP è di fondamentale importanza al fine di poter informare, sensibilizzare e riscontrare l’attuazione delle direttive nazionali e regionali e dei protocolli operativi ad oggi emanati ed in continua evoluzione. Questi contengono linee guida condivise tra le parti sociali per agevolare le imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio.

L’INAIL suggerisce che il rischio da contagio da SARS-CoV-2 in occasione di lavoro possa essere classificato secondo tre variabili: Esposizione: la probabilità di venire in contatto con fonti di contagio nello svolgimento delle specifiche attività lavorative; Prossimità: le caratteristiche intrinseche di svolgimento del lavoro che non permettono un sufficiente distanziamento sociale per parte del tempo di lavoro o per la quasi totalità; Aggregazione: la tipologia di lavoro che prevede il contatto con altri soggetti oltre ai lavoratori dell’azienda. A seguito dell’applicazione di una metodologia di valutazione integrata si ricava una matrice il cui risultato finale determina l’attribuzione del livello di rischio con relativo codice colore per ciascun settore produttivo.

Il documento diffuso dalla RPT attesta come le strategie di prevenzione per mitigare il rischio da contagio si basino principalmente su due aspetti fondamentali: Organizzazione del lavoro e Misure di prevenzione/protezione e utilizzo di dispositivi di protezione collettiva ed individuale. Nell’organizzazione del lavoro, ad esempio, rientra una corretta gestione degli spazi di lavoro ma anche delle modalità operative possibili. Tra le misure di prevenzione, invece, rientra, oltre all’informazione e la formazione dei lavoratori, la predisposizione di misure igieniche e di sanificazione degli ambienti oltreché l’adeguata disponibilità di dispositivi di protezione individuale sia per le vie respiratorie che per gli occhi e le mani. La sorveglianza sanitaria e altre misure specifiche possono concorrere alla corretta gestione della ripresa del lavoro nei diversi comparti produttivi.

In questo quadro, il ruolo del professionista, qualunque sia la sua mansione nell’ambito della sicurezza sul lavoro, è quello di fornire un supporto nell’applicazione dei protocolli e delle procedure di gestione del rischio e nell’attività di informazione e formazione al datore di lavoro, che resta il soggetto attuatore della valutazione del rischio.


Sicurezza nei cantieri mobili e responsabilità dei professionisti tecnici

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La Rete Professioni Tecniche ha inviato al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, una Nota sul tema della sicurezza nei cantieri mobili, con particolare riferimento alla responsabilità dei professionisti tecnici.
Il documento ha richiamato con gratitudine la partecipazione del Ministro al recente incontro del 4 maggio u.s. in videoconferenza con i rappresentanti della RPT e del CUP, in occasione del quale ha dimostrato disponibilità ed attenzione nei confronti dei professionisti di area tecnico-scientifica. Nel corso di quell’incontro il Coordinatore della RPT ha posto all’attenzione del Ministro alcuni aspetti relativi alle competenze e responsabilità dei professionisti tecnici, impegnati, a vario titolo, nelle attività di sorveglianza dei cantieri mobili, evidenziando le nuove incombenze ad essi attribuiti per effetto del Protocollo allegato al DPCM 26/4/2020.
L’elaborazione e la condivisione con alcune rappresentanze imprenditoriali e sindacali del Protocollo sono state curate principalmente dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. La sua stesura non ha visto, purtroppo, la partecipazione delle rappresentanze ordinistiche, indispensabile non solo perché le norme impattano fortemente sulle attività e relative responsabilità che competono ai professionisti dell’area tecnica, ma anche per le problematiche conseguenti alla formazione dei coordinatori della sicurezza ed i responsabili dei servizi di prevenzione e protezione, che la legge affida agli Ordini e Collegi.
A questo proposito, la RPT ha sottoposto al Ministro Catalfo un documento che evidenzia le criticità relative al Protocollo ed alla sua applicazione, derivanti soprattutto dall’assunzione del principio di considerare il contagio da Covid-19 quale infortunio sul lavoro, con tutte le specifiche conseguenze.
I punti da approfondire sono sei. Il primo evidenzia le criticità dell’allegato 7 al DPCM 26 aprile 2020 in quanto vengono attribuiti ai CSP/CSE compiti che esulano da quanto previsto dalla normativa primaria in materia, e cioè il D. Lgs. 81/2008. Il secondo affronta la delicata tematica dei costi e degli oneri della sicurezza. Il terzo si sofferma sulla necessità di escludere la responsabilità penale e civile dei CSP e dei CSE, in forza della peculiarità della pandemia in atto (Covid-19), intesa come evenienza esogena rispetto all’attività di cantiere. Nel quarto punto, in forza dell’esperienza maturata con la pandemia in atto, si richiede di mantenere, anche dopo la fine dell’emergenza, la possibilità di sviluppare in modalità FAD tutta l’attività formativa in materia. Negli ultimi due punti vengono affrontati altrettanti temi di grande interesse per migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro. Intanto, la necessità che l’azione di controllo nei cantieri, altrettanto importante quanto la prevenzione, venga attribuita ad un unico ente, ottimizzando così risorse umane ed economiche attualmente disperse in più enti, che operano nello stesso settore e con gli stessi obiettivi. Quindi l’ultimo punto che riguarda la necessità, dopo 12 anni di operatività, di una revisione del D.Lgs. 81/2008, eliminando le criticità maturate ed ottimizzandone l’efficienza e l’efficacia.
In conclusione, la RPT si riserva, in un prossimo specifico incontro, di illustrare al Ministro in dettaglio i temi citati, proponendo soluzioni concrete e praticabili, nell’interesse della sicurezza dei lavoratori.

Roma 14 maggio 2020

(Comunicato stampa – www.reteprofessionitecniche.it)


CUP-RPT: IL GOVERNO HA IGNORATO DELIBERATAMENTE IL RUOLO DI 2,3 MILIONI DI PROFESSIONISTI ITALIANI

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Il Decreto “Cura Italia” ha deliberatamente ignorato i professionisti ordinistici, non riconoscendo il ruolo svolto da ben 2,3 milioni di professionisti italiani. Così facendo il Paese rischia di pagare un prezzo altissimo, soprattutto quando arriverà il momento di rimetterlo in piedi. E’ il pensiero delle professioni riunite ieri pomeriggio da CUP e RPT in un incontro in cui è stato stabilito di fare fronte unico per la tutela dei liberi professionisti in questa fase drammatica causata dall’emergenza Covid-19. A questo proposito, tutti i partecipanti si sono stretti attorno ai colleghi rappresentanti delle professioni sanitarie, ringraziandole per il lavoro eroico che stanno svolgendo in questi giorni.

Per queste ragioni, nei prossimi giorni i rappresentanti delle 21 professioni ordinistiche riunitesi oggi lavoreranno ad un pacchetto di proposte unitario che tenga conto delle esigenze generali, nella logica della sussidiarietà al Paese, principio guida della loro attività, e di quelle specifiche delle singole professioni. Un lavoro che scaturirà, a strettissimo giro, nella elaborazione di un Manifesto delle professioni col quale i 2,3 milioni di professionisti rappresentati si proporranno in maniera unitaria e compatta al Governo per un’interlocuzione seria e puntuale.

Nel frattempo, CUP e RPT hanno chiesto un incontro urgente ai Ministri del Lavoro e delle Finanze per definire una serie di iniziative a tutela delle professioni.

I professionisti, sostengono CUP e RPT, devono riaffermare il proprio ruolo e parlare con un’unica voce. Non hanno bisogno di interventi a pioggia ma di una serie di interventi precisi, mirati. Chiarendo le modalità di applicazione dell’art.44 (Reddito di ultima istanza) e quindi la disponibilità di risorse per i professionisti. Ma anche, mettendo le proprie Casse previdenziali nelle condizioni di intervenire in maniera forte e risolutiva, utilizzando risorse proprie. Basterebbe rendere disponibili tutte le somme della ingiusta doppia tassazione delle Casse (stimabile in 1 miliardo di euro), per un anno, che potrebbero alimentare provvedimenti importanti per la ripresa degli studi professionali ed a ristoro della crisi.

Poi, naturalmente, servono interventi nella direzione del rinvio del pagamento delle tasse, dell’eliminazione della ritenuta d’acconto, diventata anacronistica dopo l’introduzione della fattura elettronica. Ma soprattutto i professionisti ordinistici pretendono interventi decisi che rendano possibile risollevarci una volta passata l’emergenza, aggredendo i temi della sburocratizzazione, della semplificazione, delle infrastrutture.

Basta col considerare i professionisti una categoria di privilegiati! Chi continua a pensarlo vive ormai da anni fuori dalla realtà. I professionisti ordinistici sono ora una categoria in difficoltà che ha bisogno di aiuti, esattamente come gli altri lavoratori. In questo senso, esprimono forti critiche all’art.44 (Reddito di ultima istanza) anche per aver incluso diverse forme di lavoratori ma non ha previsto la quota per le professioni ordinistiche.

Siamo in una condizione di guerra che può essere affrontata solo con proposte choc. 2,5 milioni di professionisti, sostengono CUP e RPT, sono ormai alla canna del gas, anche a causa dell’abolizione delle tariffe e del loro conseguente impoverimento, e chiedono interventi radicali, come ad esempio l’eliminazione del Codice Appalti che, come attualmente strutturato, ingabbia il Paese. Non servono interventi che seguano la logica del reddito di cittadinanza, i professionisti non sono tutti uguali. Servono interventi specifici che tengano conto delle situazioni differenti.

Alla riunione, coordinata da Marina Calderone (Presidente CUP e Consulenti Lavoro) e Armando Zambrano (Coordinatore RPT e Presidente Ingegneri), hanno partecipato 21 ordini professionali: Agronomi (Diamanti), Agrotecnici (Bruni), Architetti (Cappochin), Assistenti sociali (Gazzi), Attuari (Crenca), Chimici e Fisici (Orlandi), Consulenti del Lavoro, Commercialisti (Miani), Geologi (Peduto), Geometri (Savoncelli), Giornalisti (Ferro), Infermieri (Aceti), Ingegneri, Ostetriche (Vicario), Periti agrari (Braga), Periti industriali (Esposito), Psicologi (Lazzari), Tecnici di Radiologia Medica (Pelos), Spedizionieri doganali (Silonos), Tecnologi alimentari (Aspesi), Veterinari (Penocchio).

20 marzo 2020 – Comunicato Stampa


Lavori Pubblici: i dati 2019 dell’Osservatorio Bandi del Consiglio Nazionale degli Architetti

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Sono i primi segnali  di una positiva ripresa dei lavori pubblici quelli rilevati dall’ONSAI, l’Osservatorio Nazionale dei Servizi di Architettura e Ingegneria del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Nel corso del 2019, a seguito delle segnalazioni pervenute dagli addetti ai lavori e delle attività di ricerca svolte dalle Unità Locali della Rete degli Ordini, l’Osservatorio ha  esaminato 330 bandi per l’affidamento di servizi di architettura e ingegneria,  registrando un  progressivo miglioramento rispetto ai dati rilevati negli anni passati, anche se non mancano alcuni dati in controtendenza.

“I dati – afferma Rino La Mendola, Vicepresidente del Consiglio Nazionale e coordinatore dell’Osservatorio, continuano a segnare per il 2019 un trend positivo, determinato probabilmente dall’applicazione di nuovi dispositivi  introdotti dal nuovo Codice dei contratti e soprattutto dal Decreto correttivo, varato nel 2017, che ha recepito una serie di emendamenti proposti dal Consiglio Nazionale degli Architetti e dalla Rete delle Professioni Tecniche”.

Per quanto riguarda la criticità relativa all’errato calcolo dei corrispettivi posti a base di gara, rispetto ai dati rilevati nel 2017 (47%) e nel 2018 (38%),  la  percentuale si è  ridotta al 22%;  per la mancata motivazione per il ricorso al fatturato, quale requisito per partecipare ad una gara, rispetto ai dati rilevati nel 2017 (45%)  e nel 2018 (17%),  nel 2019 la percentuale è, invece,  del 14%.

Ed ancora, per il 2019, sono stati rilevati dati che dimostrano l’azzeramento percentuale della criticità relativa alla richiesta di una cauzione provvisoria (non dovuta) ai concorrenti per partecipare alle gare di progettazione; criticità che, nel 2017, aveva  fatto registrare una percentuale del 9%.

Non mancano tuttavia i dati in controtendenza, che dimostrano quanto lungo sia il percorso per colmare le lacune di un quadro normativo, ancora orfano di un compiuto regolamento attuativo del Codice dei contratti.

L’Osservatorio ha infatti rilevato per il 2019, nel 10% dei bandi esaminati, la mancata osservanza  dell’art. 23 comma 2 del Codice dei contratti che, in relazione alla tipologia delle opere da realizzare, avrebbe imposto il ricorso al concorso di progettazione in luogo del semplice servizio di architettura e ingegneria. Inoltre, rimane ancora alta (35%) la percentuale dei bandi in cui la divisione in categorie dell’importo dei lavori risulta errata; così come la percentuale dei bandi in cui si rileva il mancato ricorso alla soglia di sbarramento del punteggio tecnico (27%) o a formule calmieranti dei ribassi (24%), al fine di privilegiare, negli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria, l’offerta tecnica rispetto a quella economica.

Per La Mendola “i dati rilevati impongono un’accelerazione per la redazione del regolamento, introdotto dal cosiddetto “Decreto sblocca cantieri” quale provvedimento unico di attuazione del Codice dei contratti, con l’auspicio che questo possa colmare le lacune del quadro normativo in vigore, rilanciando la centralità del progetto nei processi di trasformazione del territorio, garantendo riferimenti chiari e certi agli addetti ai lavori e promuovendo l’apertura del mercato ai liberi professionisti di talento, anche se non in possesso di grossi fatturati e di strutture con un numero notevole di dipendenti”.

Sulle procedure di affidamento di  servizi di architettura e ingegneria, l’ONSAI ha inoltre rilevato, per il 2019, un  maggiore ricorso alle procedure aperte, per una percentuale pari al 62% (41% nel 2018); una riduzione percentuale delle procedure negoziate, pari al 35% (51% nel 2018); mentre le procedure ristrette  mantengono un valore ridotto pari al 5% (3% nel 2018).

Tra i dati emergono quelli relativi alla Sicilia dove si registra un notevole incremento di affidamenti di servizi di architettura e ingegneria a liberi professionisti, probabilmente per effetto dell’adozione dei Bandi tipo per i concorsi e per i servizi di progettazione di cui al decreto dell’Assessore alle Infrastrutture ed alla Mobilità (D.A. 30/gab On. Falcone del 5 dicembre 2018).

In Sicilia, infatti, le stazioni appaltanti, oggi dotate di idonei strumenti per ricorrere più facilmente ad incarichi esterni, nel corso del 2019, hanno affidato ben 966 servizi di architettura e ingegneria a liberi professionisti che, rispetto ai 616 incarichi dell’anno precedente, fanno registrare un incoraggiante incremento di circa il 64%, segnando un trend positivo, che sta producendo effetti anche nei primi due mesi del 2020, visto che sono attualmente in corso circa 150 affidamenti e considerato che presto potrebbero essere stanziati, nel bilancio della Regione, ben 200 milioni di euro per la copertura finanziaria di nuovi affidamenti a liberi professionisti.

“Il nostro auspicio – ha concluso La Mendola – è che i dati rilevati dall’ONSAI continuino a migliorare anche nel corso del 2020,  magari per effetto di una auspicata  pubblicazione del regolamento di attuazione del codice  dei contratti e di un diffuso ricorso, sull’intero territorio nazionale,  ai bandi tipo che hanno già prodotto effetti positivi in Sicilia, promuovendo la libera concorrenza e l’apertura del mercato”.

(Ufficio Stampa CNAPPC)


PA: Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Rino La Mendola componente di diritto

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Rinnovato, con decreto del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Consiglio superiore dei Lavori Pubblici per il prossimo triennio 2020-2023 e confermato quale componente di diritto il vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti Rino La Mendola. ”Sono ben consapevole che ci aspetta un periodo molto intenso -ha dichiarato La Mendola- durante il quale saremo chiamati a dare il nostro parere su provvedimenti importanti come le linee guida sulla qualità dell’architettura e il regolamento di attuazione del Codice dei contratti, che presto sostituirà le linee guida Anac e i decreti attuativi, precedentemente varati dai ministeri competenti. Sono quindi lieto di potere riprendere i lavori che erano stati sospesi a dicembre, in attesa del rinnovo del Consiglio e della nomina del nuovo presidente, già individuato nell’ingegner Massimo Sessa, a cui auguro buon lavoro”. ”Rilasciando il parere sulle linee guida – ha continuato – cercheremo di offrire il nostro contributo affinché venga concretamente rilanciata la centralità del progetto nei processi di trasformazione del territorio, puntando sul concorso di progettazione a due gradi, che riteniamo il migliore strumento per valorizzare la professionalità dei concorrenti e per promuovere la qualità del progetto, elemento indispensabile per promuovere la qualità architettonica delle nostre città”. Il Consiglio superiore dei Lavori Pubblici sarà presto chiamato a rilasciare anche il proprio parere sul nuovo regolamento di attuazione del Codice dei contratti, che sostituirà le linee guida Anac e i tanti decreti ministeriali attuativi, che spesso finiscono per sovrapporsi, alimentando dubbi e contenziosi. ”La redazione del nuovo regolamento – ha aggiunto La Mendola – costituisce un’occasione importante per restituire agli operatori del settore un quadro normativo unitario, chiaro e di facile consultazione e per promuovere una più ampia apertura del mercato dei lavori pubblici ai professionisti di talento, superando vecchie logiche che puntano sulla valutazione di requisiti speciali quantitativi, come fatturato e numero di dipendenti, e alla valutazione delle esperienze lavorative limitata agli ultimi anni”. Le attività del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici sono numerose e non si riferiscono solo al rilascio del parere su provvedimenti legislativi, quali decreti ministeriali o decreti del Presidente della Repubblica, ma riguardano anche le norme tecniche , le linee guida sui materiali per le costruzioni e i progetti finanziati dallo Stato, per una percentuale pari almeno al 50%, di importo superiore a 50 milioni di euro, tra i quali le grandi infrastrutture stradali , ferroviarie, portuali ed aeroportuali. ”Sono certo – ha concluso La Mendola – che il presidente Sessa promuoverà una ripresa veloce dei lavori al fine di recuperare la pausa determinata dal rinnovo del Consiglio, calendarizzando i progetti più urgenti e importanti per il rilancio socio-economico del Paese”.